ArteInMovimento by Daniela Scarel

ArteInMovimento by Daniela Scarel
Marco Mazzoni, Artista - " C’è un libro sempre aperto per tutti gli occhi: la natura. " (Jean-Jacques Rousseau)

giovedì 8 ottobre 2026

Benvenuti! Il mio viaggio d'arte continua qui...





Qui nel 2011 è nata la mia bacheca dei sogni d’arte: un diario intatto che conserva la bellezza delle origini.


L'arte è un cammino in continua evoluzione e oggi la mia galleria si è trasferita in uno spazio più ricco, moderno e ottimizzato.


Vi aspetto con tutte le nuove mostre e recensioni sul mio nuovo blog!


Indirizzo della nuova galleria d'arte:


mercoledì 5 luglio 2023

Agostino Arrivabene “Nel segno di Feeria” presso Villa Simoneschi Chianciano Terme 2023



































Agostino Arrivabene, Artista

***

" Il Fantastico Agostino sta nella pianura
che si perde...
le creature sospese tra le acque le nebbie
il buio pallido verde
sono echi o fantasmi
di quali antiche creature, miti o ferite
germoglianti del primo dolore?
il bambino Agostino sta nella sperduta
terra...

i sogni sospesi tra fossi e acquitrini e nuvole
sotto il cielo che li serra
sono enigmi o favole
di quali sussidiari della zia, miti o ferite
della tua prepotente nostalgia?

Il bambino pittore sta tra le inventate
creazioni...
innesta deforma celebra le sue
libere - o dettate? e da che dittatore? - visioni
di quali ninnenanne franate, cosmogonie
o delicatissime nascite tra lacrime trattenute,
baci
come preziose foschie... "

Davide Rondoni

***

Mostra personale di Agostino Arrivabene “Nel segno di Feeria” presso Villa Simoneschi Chianciano Terme, in Viale Dante 37.


Ministero della Cultura
Regione Toscana
Comune di Siena
Comune di Rivolta d'Adda
Regione Lombardia
Comune di Crema
museitaliani
beniculturalionline
Vivi Chianciano Terme
Fondazione Musei Senesi


sabato 1 luglio 2023

Gordon Cheung












 Gordon Cheung, Artista

***

" serve una parola di grandi dimensioni
una parola fatta a grani per gradi di oscuraluce
che s’infili tra gli interstizi di una mente rovinosa
serve trovare
una parola che buchi le vene e soffochi l’iride
anneghi l’ossessione di un senso
miriadi di milioni un proliferare di equazioni di voci in bilico
tra spazi liminali e abissi di profondità inospitali
telluriche abrasive reti di neuroni
fisica dei quanti per trafori di immagini
enne dimensioni di parole per ogni segno che configuri una lettura
serve una preghiera cucita di spine
perché la pena non misura se si può accampare
per vivere o morire
non serve scrivere o dire disegnare dipingere
scatto dopo scatto l’immobile fermo
dentro un unico paesaggio è il bordo
di un olfatto avvizzito che non sente la cancrena
uno sguardo schermato
e tra i limiti di ogni città non riconosce la fame
né la mancanza di dignità
la crudezza e l’infelicità di un tempo cagliato
che non si può mangiare
da chiunque passi
perché tutti passiamo
e tutti patiamo un dolore solo nostro
una fame incondivisibile con gli altri
fame è fame e non per gesti e ancor più non per parole
ma silenzio per un patire che ci fa animali e ci spoglia
di ogni assurda vanità assunta a brevetto
attraverso una parola sgonfia
che s’inventa ancora la dicibilità
di un reale che non c’è "

Fernanda Ferraresso
SCRIVERE IL GRANDE VETRO



venerdì 30 giugno 2023

Fernanda Ferraresso da " Nel vano delle parole " LietoColle editore 2018


 
(...)
poi tre luci
molto lontane
il suono di qualcosa che ho rotto
calpestandolo
l’attacco di un rigo che è solo sogno
sento
e
finalmente mi sveglio
un profondissimo spazio
senza sonno mi affaccio ad un piccolo recinto
sfacciato uno sguardo stretto all’ampiezza del letto
lancio ma non so più i nomi e le cose
non so che si può allungare
la propria presenza altrove
come una mano o un passo
al prima al dopo fuggendo l’ade
che sta sempre troppo nascosto adesso
e con orrore vedo
mi vedo un corpo addosso
di cui non so
il funzionamento non so
che cosa sia e chi sto abitando
quel corpo tutto aperto al fuori
con niente ancora dentro
tranne quel battere ritmico rapido lento
fraudolento un passaggio o un cambio
da un momento all’altro restando diritto
in questo strano formato
una pelle pellicola morbida fluida
chiara ed oscura un rosa color fiore
o frutto senza un osso
da sputare senza un guscio da scavare
sconosciuto inchiostro di linfe rosse e trasparenti
vischiosità delle bocche distante
una condizione mostruosa una porta spalancata
alla morsa della paura
in ferma
una casa chiusa
una storia misteriosa in un chiuso universo
forse solo un disegno sulla lavagna
eseguito nottetempo e uno straccio
improvviso ha cancellato per un tratto qualcosa o
ancora forse
ancora non sono sveglio
…
ma dentro dove?
…..
c’è una porta o meglio riconosco il disegno di una porta
con un dito di gesso completo la maniglia
apro ed entrando scivolo
con tutto il corpo scrivo
ancora scrivo scortecciando questa testa che viene
come una intera foresta
buia la sua notte si fa ponte
un basalto racconta cantando il gocciolio minuscolo di un rigo
di pioggia sprofondata in quel suo ventre
angusto il suo dire chi e che cosa
aggiunge nel mio passo tutto quanto è percepire e trascrive
disegnando ragnatele di rapporti
un reticolo di allineamenti
estremità di una vita in milioni di altre
mi (in)segna con tasti tetri contrasti di teatri in cui noi
ricchi e poveri allestiamo una drammaturgia
modesta quel tanto che basta
per metterci in chiaro e pezzo contro pezzo
messi insieme diventiamo l’uscio di questa infinita
galera di falso e falsi uomini liberi
che credono di disfare la spola e sono avvolti
nella bava del ragno che poi li divora
...
quando busserai alla mia porta
oltre la mia soglia
dentro il mio cielo scuro tua aorta
troverai le più profonde dorsali
e non saprai
profanare quel silenzio
madido di storie
quelle voci leggere e sonore
saranno le mie ore
bruciate tra la tua bocca e la rosa del mio sangue
un infinito vano un quanto
di una immane parola
sentii i piedi li sentii traballare o cantare come cicale frinire
erano un lungo tappeto sonoro
davanti alla porta avevano parlato pronunciando
lo stesso cielo dipinto alle pareti della stanza
sinistra la miniatura di un codice mai visto prima
lungo il percorso in cui mi ero incamminata
pur ferma credevo di procedere
e questo di fatto avveniva
tra-scorrendo indietro
dietro me stessa come una sola specie
occhi mani piedi tutti i muscoli i capelli
erano fiocchi
di stelle tutte le steli della grotta riflettevano
un immenso
e in quel prodigio anch’io li sentivo
pronunciare tutti i nomi ma non capivo il senso
così che credetti ad un certo punto
di chiedere da che punto parlassero
se dal centro di me o della stanza
se tutto fosse una sola costruzione
o semplicemente quel bicchiere d’acqua che stavo bevendo
come un intero fiume ed era la mia pelle corteccia dell’albero del gene-
re e radice di tutte quelle stelle abbattutesi nel mio cuore
il mio unico universo di latte e lettere senza più un nome
ma ancora più lontano come di là da una parete sentivo battere tutte le ere
ora viva nella pietra di questo orologio
nel muro delle voci che qui dentro si scheggiavano
lance di tutti i segni
le parole occhi mi accerchiavano di silenzio in silenzio
lungo il mio avanzare dentro me stesso
femmina e maschio piccolo il respiro
di tutti i respiri che mi espongono e
ad aprire il mio cartoccio mi spingono dentro
oltre questo corpo che è lo specchio di uno specchio
(...)

Fernanda Ferraresso
da " Nel vano delle parole " 
LietoColle editore 2018


( condivisione dal sito web " DanielaScarel.com ) 

martedì 30 maggio 2023

Katja Lang




























Katja Lang, Artista
mail@katja-lang.com

***

" quella è la tua casa —casa come ombra
edificio che sul prato allarga il crepuscolo
i canti degli uccelli vengono abbattuti dal cielo—le lingue delicate delle foglie
discutono di nuovo della stanca tempesta
anche l’ombra è stanca—ciechi messi in fila
cadono ignari nel precipizio
quella è la tua casa—casa senza te
tu sei dovuto come il debito di un incubo
un topo balza sul pavimento si ammala e scivola
topo come ombra
il volto sempre più scuro
bocca color di rosa– –apre a morsi la porta dell’elegia
quando il giorno muore tu vai ad abitare in una candela marcia
afona come quattro pareti che simulano la vita
la luce cavalca la più fragile delle pietre infiltrata sotto terra
si infiltra dentro te—l’ombra come padrone
entusiasta apre il balcone della notte—ammira quel paesaggio
un altro gatto selvatico va a caccia della sua stessa paura
un’altra testa—viene conclusa da chiodi conficcati nelle stelle
un bianco argento come erbacce
le tenebre paralizzate torreggiano
cancellano il tu di un anno che un giorno invecchierà
come la spaventosa luce lunare—cancella questa terra vuota "

" Casa come ombra "
Lian Yang, una poesia da " Dove si ferma il mare " (2004)
(Trad. di Claudia Pozzana)

Postilla:

Casa come ombra è il racconto contratto di un esilio. Tutto si sposta per creare collegamenti vasti, nel tentativo di abbracciare un luogo ignoto. Ad essere coinvolti, infatti, sono tutti gli elementi di un paesaggio che la casa circondano. La comunicazione è attenta a non tralasciare nulla del reale, per questo si muove per associazioni – quasi illogiche per le lingue occidentali – e non esclude il soggetto con la sua potenzialità “deformante”, non esclude lo stesso linguaggio (che da quel soggetto deriva), con le sue necessità “astrattive”.
L’irradiazione dell’ombra sulle cose sembra rappresentare l’angoscia del nomadismo (nel caso di Yang Lian, imposto da un regime politico) e la “forzatura”, quasi, per trovare confidenza nei luoghi ignoti: «quella è la tua casa casa come ombra», «quella è la tua casa casa senza te».
Gli accostamenti, apparentemente arditi e di non facile accesso, lavorano sulla “medietas” e sull’oscillazione, per cui il senso è suscitato, non colto. Il poeta ci indica le direzioni dell’ombra in quell’estratto di mondo in cui si trova ad essere in un tempo determinato. Prima che tutto dilegui: la luce nascosta sottoterra subisce trasformazioni fino a divenire l’ultima, «spaventosa luce lunare», che cancella la “visione reale”, il quadro spalancato per un attimo, portando con sé il soggetto, destinato alla vecchiaia, all’attraversamento, alla scomparsa. Luogo e soggetto si uniscono nel movimento della dissolvenza – nell’ombra. Il messaggio è univoco, adesso, e ci parla del costante attraversamento, di un inizio che non è origine e di una fine che non è scopo. Sapienza della poesia cinese.

Gianluca D’Andrea

***
Katja Lang, Artista